L’ULTIMA SONATA - RECENSIONE
Titolo: L’ultima Sonata
Autore: Marika Bernard, Barbara Bolzan
Casa Editrice: Delrai Edizioni
Stelle: 5/5
Cosa abbinare
a questo libro: un vino
rosso corposo, come un Brunello di Montalcino o un Aglianico del Vulture
L’uomo è
pesante e gretto. Ha mani da scaricatore di porto e non sa nulla di musica.
Mentre i suoi parenti, al piano di sotto, si contendono l’eredità del bisnonno,
lui sale in soffitta. Il violino sembrava aspettarlo. Nascosto, ma non poi così
bene. Paziente, da anni, in attesa... Quando l’uomo lo toglie dalla custodia e
afferra l’archetto, tutto cambia. In una Venezia offuscata da nuvole nere e il
lento fluire dell’acqua nel Canale, cominciano a diffondersi note prima
incerte, poi suonate con sempre inaspettata, maggiore maestria. Mentre la
Sonata n. 9 per violino e pianoforte in la maggiore di Beethoven avvolge la
soffitta, passato e presente si confondono, l’identità del protagonista va in
frantumi. Qualcuno sta lottando per tornare in vita, e lo fa impossessandosi di
quella dell’uomo. “L’ultima Sonata” è la storia di una trasformazione, di una
gelosia antica e di un crimine mai vendicato, che oggi chiede a gran voce di
ottenere la propria rivincita. Dove la musica inizia, inizia anche
l’impossibile. Retelling in chiave moderna de “La Sonata a Kreutzer” di Lev
Tolstoj.
Centoventi pagine
e un universo che ti travolge. “L’ultima sonata” di Marika Bernard e Barbara
Bolzan è un piccolo gioiello, poche pagine nelle quali si riversano quattro
vite. Questo retelling de “La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj è potente e profondo
e mostra diverse facce dell’animo umano.
La vera
protagonista della storia, comunque, è lei: la Sonata per violino e pianoforte
in la maggiore opera 4, numero 9, di Beethoven, sonata a Kreutzer. È proprio
attorno a quest’opera che si snoda la storia. L’inizio pare quasi banale, una
situazione che può accadere a tutti.
Il bisnonno
dell’Uomo (viene chiamato così per tutto il racconto), BisMarco, viene a
mancare e lui assieme alla famiglia si ritrova nella casa di Venezia del
defunto. La scusa è mettere in ordine tutte le cose dell’uomo, in realtà la
famiglia vuole dividersi gli averi, anche in maniera aggressiva. L’Uomo sale
nella soffitta, dove BisMarco non lo faceva mai salire e lì, nascosto sotto una
tovaglia, trova un violino. Lo prende e all’improvviso le sue mani tozze e
abituate a lavorare nei cantieri navali iniziano a suonare quel violino in una
maniera sublime.
Ma assieme alla
capacità di suonare arrivano anche le visioni: l’Uomo inizia a sentire dentro
sé proprio il Violinista (anche lui così semplicemente chiamato) e non solo.
Dentro di lui si agitano anche le figure del vecchio Poz e di sua moglie Lily
che, assieme al violinista, daranno vita a una sorta di ménage à trois, ma non
nella maniera che ci si può aspettare.
E mentre l’Uomo
continua a suonare, si sviluppa sotto ai nostri occhi la storia di Violinista,
Poz e Lily in un vortice che porta a una terribile e inevitabile conclusione
per tutti i personaggi del libro.
La doppia voce delle
autrici è molto interessante, dividendo i POV in due, tranne un paio di
capitoli “a volo di uccello” dove si narra per un momento la situazione
dal di fuori.
“L’ultima sonata”
è un libro intrigante, che ti prende e quasi ti obbliga a leggerlo ed è un bene
perché ci si trova proiettati in un altro mondo, un po’ sospeso nel tempo, tra
Venezia, la Russia e la Francia. Tra tutti i personaggi mi ha colpito molto
quello dell’Uomo, “prigioniero in una partitura della quale non conosce neppure
l’esistenza”, capro espiatorio di una vita che nemmeno era sua.

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