RESTA DENTRO FINCHE’ MARCISCO - RECENSIONE

 

Titolo: Resta dentro finché marcisco (Racconti)

Autore: Morrigan Vey

Casa Editrice: Dark Abyss Edizioni

🌟Stelle: 4/5

 

Nel cuore marcio del desiderio, là dove l’amore implode e la carne si fa sacramento, Morrigan Vey intona un vangelo per corpi ossessionati dal vuoto. Questa raccolta non è un libro. È un culto. Un altare d’ossa su cui l’anima si inginocchia, mentre l’eros si decompone e si fa Dio.

 

Il blog unabennytrailibri partecipa all’evento social organizzato da Flaviasdiary2.0 per il libro “Resta dentro finché marcisco” di Morrigan Vey, edito da Dark Abyss Edizioni.

Iniziamo subito col dire che questo libro non è per tutti e non solo come modo di dire. Si tratta infatti di una serie di racconti disturbanti che trattano il tema dell’amore erotico da un’ottica particolare che affronta argomenti non indicati per persone sensibili. O per persone che ancora non hanno deciso se vogliono entrare nell’oscurità che questo libro vuole rappresentare.

Morrigan Vey, che nasconde già nel nome il fatto di essere una guerriera, ci prende per mano e ci porta controcorrente, ci porta in un modo di amare che gli altri, i “normali” potrebbero chiamare parafilie. Mentre per Vey sono altre manifestazioni, altre visioni, altre fruizioni per provare sensazioni e piacere. E così si assiste, racconto dopo racconto, a una discesa della persona che parla in quel momento raccontando la sua esperienza. Discesa che è doloroso piacere verso il rendersi totalmente uguale a quello che è il tuo amore in quel momento. Ci si rende un tutto con il proprio disturbo d’amore.

Rimangono parole, voci, dolori e piacere, tutto inciso nelle pagine di questo libro che si fa libro sacro per trovare una propria via interiore, che nessuno deve e può giudicare. A mio parere è questa la forza di questa raccolta di racconti, il fatto che si deve vivere il piacere come si vuole, sempre senza danneggiare nessun altro se non se stessi in alcuni casi.

Veniamo però adesso ai punti che non mi hanno convinto.

Anzitutto lo schema di costruzione dei racconti: è sempre lo stesso, sempre uguale. Anche alcune parole si ripetono quasi negli stessi punti, per esempio la parola “miele”. E così dopo qualche racconto ho perso un po’ l’interesse nella lettura, visto che più o meno si ripeteva lo stesso schema. Anche lo stile di scrittura, frasi brevi e ripetuti a capo, mi ha ricordato quello di Isabella Santacroce che, confesso, non è proprio nelle mie corde.  

Tutto sommato, comunque, è un libro coraggioso, un libro certo non per tutti, ma per chi vuole fare un excursus catartico dentro l’oscurità interiore che tutti possiedono, ma che pochi conoscono e che sono in grado di maneggiare.

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