IL TEMPO DELLE VIOLE – REVIEW

 

Titolo: Il tempo delle viole

Autore: Elena Commessatti

Casa Editrice: Newton Compton Editori

 

FRIULI, 31 DICEMBRE 1888. Aurora ha undici anni e vive a Carpacco, un piccolo paese affacciato sul Tagliamento, il re dei fiumi alpini. Parla con le Agane, le fate delle acque, e sta a stretto contatto con le donne della filanda, tra i bozzoli dei bachi da seta e i sogni di un futuro diverso. A Udine, Bianca, quattordicenne raffinata e curiosa, assiste all’accensione delle prime luci elettriche della città, simbolo di un progresso che la affascina e la ispira. Poco distante, la coetanea Viola, orfana e ribelle, viene cresciuta nel palazzo Antivari Kechler, dove è a servizio la zia cuoca, e riceve le visite di un fantasma, una donna morta anni prima a Pola, che la aiuterà nei momenti di difficoltà. Le loro vite, così diverse, si intrecciano come i rami del Tagliamento in un’Italia che si affaccia al nuovo secolo tra modernità e tradizione, tra la fatica del lavoro e il desiderio di emancipazione. Insieme daranno vita a una società segreta femminile, le Viole di Udine, dedicata a proteggere e sostenere le donne in un’epoca in cui essere libere è un atto rivoluzionario. Il tempo delle viole è un romanzo corale e potente che racconta la crescita di tre protagoniste indimenticabili tra amore, arte, lavoro e sorellanza. Un affresco storico e poetico, attraversato dalla forza della natura, dalla luce della conoscenza e dalla voce delle donne che, unite, cambiano il mondo.

 

Il blog Unabennytrailibri partecipa al review party organizzato dal blog Gli Occhi del Lupo per “Il tempo delle viole” di Elena Commessatti, edito da Newton Compton Editori, che ringrazio per la copia omaggio.

Questo è un libro corale perché attraverso le vite di Aurora, Bianca e Viola assistiamo a uno spaccato non solo delle loro vite, ma anche della città di Udine in un lasso di tempo che va dal 1888 al 1903. Eventi storici si intrecciano con le nostre protagoniste, con un filo invisibile, ma continuo, che le unisce e le lega e le accompagna dall’adolescenza all’età adulta. Come i fili che le Agane, le fate delle acque, lasciano correre tra le loro dita e che simboleggia la conoscenza e la consapevolezza anche di se stessi.

E queste tre ragazze, che alla fine del libro sono diventate donne, dovranno fronteggiare gioie, ma soprattutto dolori, dovranno capire come maneggiare i fantasmi con cui parlano e che rappresentano le parti sicure della loro vita, un “rifugio” dato dalla loro fantasia. E che sia vero o no, soprattutto per Viola sapere di avere almeno un’amica, sia pur immaginaria, è quel qualcosa che le dà la forza di attraversare la vita un giorno dopo l’altro, è il motore che suggella in lei quella personalità forte che, una volta adulta, per lei sarà fondamentale avere per affrontare le sfide che le si porranno davanti.

Bianca e Aurora non avranno una vita più semplice della loro amica. Ognuna di loro proviene da un contesto sociale diverso, ma a nessuna saranno risparmiati momenti terribili e ostacoli da superare. La loro forza, però, sarà la loro unione che sfocerà nella creazione di una associazione al femminile dedicata alle donne e alle loro condizioni soprattutto lavorative alla fine dell’Ottocento. Alla fine, ognuna di loro troverà la sua collocazione nella vita e si libereranno dei fantasmi che le hanno accompagnate in tutti questi anni.

Un romanzo declinato al femminile che mostra come una donna riesca a coniugare dolcezza e risolutezza, qualsiasi sia l’epoca nella quale vive.

Alcune parti di questo romanzo, però, non mi hanno convinto. L’autrice aggiunge, a mio avviso, molte pagine di informazioni che secondo me vanno solo ad appesantire la lettura. Sia quando introduce un personaggio o parla di un luogo di Udine arrivano molte pagine di spiegazioni: di parenti del personaggio, del luogo, ci sono molte date e informazioni a mio avviso superflue che allungano e basta la storia. Ecco, tutto questo rallenta la lettura e fa un po’ perdere il filo. Se io sto leggendo con interesse una data storia di una delle protagoniste non mi serve sapere chi ha sposato il nonno della protagonista e risalire al suo albero genealogico. O non mi interessa leggere pagine su pagine della toponomastica di Udine, sia pur interessante. Un po’ più di snellezza mi avrebbe permesso una lettura più coinvolgente.

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