HUGGING THE RIVER - RECENSIONE

 

Titolo: Hugging the river

Autore: Sara Braghin

Casa Editrice: JustRead Edizioni

Stelle: 3/5

 

Iroha Rivera è la figlia adottiva di una leggenda del blues, e con una chitarra in mano sembra invincibile. Maverick Ward è il suo migliore amico, il suo opposto: batterista, portiere di hockey, logica e tempesta. Sono nati per salvarsi. Sono cresciuti per sfidarsi. Rischiano di perdersi.

Attorno a loro, tutto cambia: la loro band rock sta per esplodere, una comunità nomade è messa sotto accusa e una scia di omicidi scuote la città. Le vittime vengono trovate allo stesso modo: stuprate, accecate, strangolate. E nessuno vuole davvero la verità. Si preferisce un capro espiatorio.

Quando nella band entra Robin, un cantante nomade, le crepe diventano voragini. Così come quando, nella vita di Iroha, entra Montgomery Walker, il bullo del liceo che un tempo l’ha quasi distrutta, e che le fa capire che anche i mostri, a volte, chiedono aiuto.

Tra un bacio rubato e un’altra vittima trascinata fuori dal fiume, Iroha e Maverick dovranno scegliere se restare spettatori o scendere nel fango. Perché la musica può salvarti.

Hugging the River è un dark romance new adult. Una storia di sangue, talento, corruzione e desideri proibiti. Dove tutti hanno qualcosa da perdere e qualcuno… qualcosa da nascondere.

 

Vorrei iniziare questa recensione con una domanda: perché così tanto turpiloquio in questo libro? È vero che piazzare qua e là qualche parolaccia in un libro tende a sottolineare la criticità del momento. Ma qui in ogni pagina una riga sì e l’altra pure assistiamo a una fiera del turpiloquio seguito da risse e botte. E a questo punto le parolacce non rendono l’atmosfera tesa, come immagino fosse nelle intenzioni, ma piuttosto noiosa perché così le scene tendono a ripetersi con lo stesso schema. E non basta la trama del mistero dei delitti che vengono compiuti a rendere interessante un libro che, a mio parere, risulta essere ripetitivo e un po’ statico.

Appunto riguardo questo ultimo elemento, devo riconoscere che non ho afferrato bene neppure l’identità di questo romanzo. Ci sono tanti, troppi trope e nessuno viene trattato in profondità, ma paiono messi insieme per poi essere lasciati lì. Si parla di razzismo, di omosessualità, di prostituzione, di bullismo, di autolesionismo, di musica, di sport, di delitti solo per citarne alcuni. In alcuni punti ho avuto l’impressione che si volesse mettere assieme più di due generi, ma che questo non sia riuscito in maniera molto fluida. Troppi argomenti tutti assieme e troppo poco approfondimento.

Immagino che l’intenzione fosse quella di scandagliare alcune fragilità dei protagonisti, e questo era interessante, ma l’inserimento di troppi argomenti impedisce un buon approfondimento che ognuno di questi elementi meriterebbe.

Il punto di forza di questo libro, comunque, è lo stile di scrittura dell’autrice, molto frizzante e pulito. Mi rimane il rimpianto di non aver trovato più approfondimenti e meno scene ripetitive di risse e parolacce, probabilmente il libro sarebbe risultato davvero più interessante e da ricordare. Mi dispiace non essere entrata più in empatia con questo libro, ma purtroppo queste sono le sensazioni che mi provocato.

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