AUTORE:
Annalisa Cesaretti
CASA
EDITRICE: Royal Books Edizioni
🌟STELLE:
5/5
Luigi
e Marisol Porzi sono simili, ma non uguali.
Nelle
loro vene scorre lo stesso sangue e insieme sostengono il peso di un cognome
che in quel di Colmite, il paesino in cui vivono, è garanzia di guai.
Ma
la vera affinità che li lega è cucita lungo le battaglie che combattono in
virtù di un solo credo: la tutela dei diritti dei detenuti. Dalla cella del
Gebella in cui è recluso,
Luigi
sceglie la via della rivendicazione; mentre sulle pagine del Gazzettino di
Colmite sua nipote conduce inchieste per portare allo scoperto le malefatte del
direttore dell'istituto di pena.
Proprio
a causa dell'ennesimo sopruso, le loro vite, prima inscindibili, si separano
per sempre.
A
unirle ancora al di là del tempo e dello spazio, però, resta il sottile filo
che gira attorno alle colpe di entrambi fino a imbastire la pelle di Marisol.
E
tira, si fa sentire, dal giorno del suo primo incontro con Abel, un giovane
architetto finito dietro le sbarre per scontare gli errori della sua famiglia e
uscito dal Gebella con la sola aspirazione di consegnare un messaggio alla
nipote di Luigi Porzi. Entra nella serratura della fortezza in cui i due
ragazzi hanno rinchiuso il passato e nelle loro mani diventa lo strumento con
cui suturare le ferite dell'altro.
Quel
filo, poi, si trasforma nell'unico canale di comunicazione tra gli abitanti del
penitenziario e il resto della società; e passando attraverso le crune di aghi
simili tenta di rappezzare il futuro di Marisol e di Abel con il logo del sogno
di Luigi: un quotidiano di informazione dal e sul carcere redatto dai detenuti.
Questa
volta inizio la recensione dal titolo stesso del romanzo: un ago simile. Che
titolo è? Ha un senso? Ne ha moltissimo e ne siamo consapevoli andando avanti
con la lettura di questo libro estremamente profondo e coraggioso. Un ago cuce,
mette assieme fili e fibre, crea una specie di rete. Ed è questo che la
protagonista del romanzo, Marisol: crea. Crea situazioni, crea sentimenti, crea
possibilità per chi non ha perso la speranza.
Questo
libro, delicato e coraggioso allo stesso tempo, parla di un argomento fortissimo:
i diritti dei detenuti. Diritti che molto spesso sono solo sulla carta e non
messi davvero in pratica.
Attraverso
gli occhi di Marisol iniziamo questa avventura che si apre nel carcere di Gebella
in una cittadina della Tuscia. Suo nonno paterno Luigi, ultrasettantenne, ha
passato la maggior parte della sua vita in carcere ed è lei, ora adulta, ad
andare da lui ogni settimana, a cercare di portargli le cose che possono
servirgli in quella cella. Soprattutto, impariamo noi a vedere i detenuti
muoversi in quello spazio, poco, nel quale sono rinchiusi.
E
impariamo a vedere che ogni detenuto ha una dignità, che magari sta cercando di
recuperare anche se conscio che la società lo bollerà per sempre come carcerato.
Impariamo cosa succede quando un detenuto esce dal carcere e non ha un posto
dove andare, a come gestire la vita che riparte dopo essere stata messa in
pausa per anni.
Sia
ben chiaro, questo non è solo un libro a favore dei detenuti, ma è un libro che
mostra fragilità e difficoltà che queste persone devono affrontare.
Annalisa
Cesaretti ci mostra questo e soprattutto ci descrive come si può andare avanti
quando si è spezzati, quando ancora non c’è stato un ago che ha rimesso insieme
i nostri pezzi. Abel, l’altro protagonista della nostra storia, deve ripartire
dopo due anni di carcere, nel suo caso ingiusto. Marisol deve riscuotersi dal
torpore che la morte del nonno le ha provocato, torpore che l’ha fatta quasi
lasciare il suo lavoro da giornalista.
Queste
due esistenze vengono a contatto grazie proprio a nonno Luigi, seppure due anni
dopo. Sono due anime che si riconoscono, affamate di giustizia entrambe, sia
pur in maniera differente. Ed ecco che, per una serie di coincidenze, i due si
rendono conto che all’interno del carcere c’è qualcosa che non torna. Non solo
vengono calpestati i diritti minimi dei detenuti, ma c’è qualcosa di più grosso
che “gira” e che è stato insabbiato all’interno di quelle mura. Ma da chi? E perché?
Marisol e Abel andranno fino in fondo alla questione, rischiando anche in prima
persona.
Ho
davvero amato questo libro e lo stile di scrittura dell’autrice. Cesaretti ci
porta dentro a ogni personaggio ed è capace di bilanciare momenti di tristezza
a momenti nei quali non può non comparire un sorriso sulle labbra.
Marisol
e Abel sono davvero ben delineati, ma anche i comprimari sono molto ben
descritti, così tanto che speri di trovarli spesso tra le pagine del libro. Stefano,
Amir e il suo dizionario dei sinonimi, Antonio e la sua associazione per i
detenuti ti sembrano così reali come se potessero saltare fuori dalla pagina. Ma
un plauso va al gatto di Marisol, Trippetta, che mi ha davvero rubato il cuore
con i suoi comportamenti…da gatto!
In
conclusione, in questo libro si riflette e si capisce che forse bisogna
iniziare a guardare tante cose con ottica differente, perché non si dica più che “cercare
un po’ di umanità nei detenuti è come cercare un ago in un pagliaio”.

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